VISIONE DI SAN BRUNO CON SEI COMPAGNI IN MEDITAZIONE

Cultural Heritage 360 APS

  • Autore: Ambito di Bartolomeo Cesi (1556-1629)
  • Datazione: 1620 ca.
  • Caratteristiche: olio su tela, cm 385 x 207 ca.
  • Collocazione: Chiesa di San Girolamo della Certosa, Cappella di san Bruno

In seguito agli interventi pittorici realizzati da Bartolomeo Cesi sul finire del XVI secolo il rapporto di fiducia e collaborazione tra il pittore e i certosini bolognesi si rinnova nel primo ventennio del secolo successivo. Se infatti durante il priorato di Teofilo Caucchi l’artista  è chiamato a realizzare delle raffigurazioni di Sant’Anna, dell’ “Annonciata” e a restaurare le vecchie “tabule” presenti nell’oratorio dedicato alla madre della Vergine, durante il successivo, retto da padre Appiano, prosegue la decorazione ad affresco iniziata agli albori della sua attività certosina.

Due quesiti, tra loro correlati e di notevole importanza per la tarda attività del pittore, caratterizzano questi due priorati.

Il primo riguarda la possibile attribuzione dell’Annunciazione oggi nella cappella omonima. Il pittore è chiamato in causa dalla compilazione di Ambrogio Sforza che riferisce al priorato del Caucchi la realizzazione dell’opera. Se il dipinto è quello al quale si riferiscono gli appunti del Cesi allora bisognerebbe giustificare lo sfaso temporale di un anno rispetto alla notizia, prima riferita, dell’Annunziata dipinta per volere del Caucchi.

A questo si collega il secondo quesito che, nonostante riguardi un dipinto che andrebbe verosimilmente collocato oltre il 1620, potrebbe riferirsi alla seconda delle opere menzionate genericamente come “tavole” nella trascrizione di Malvasia. L’opera è tuttora visibile in chiesa in quella che doveva essere la sua collocazione originaria: la cappella di San Bruno. La Visione di San Bruno con sei compagni in meditazione rappresenta un momento saliente della vita del fondatore dell’ordine certosino: la visione che lo esortava a fondare il primo monastero nella valle francese di Chartreuse.

L’attribuzione a Bartolomeo Cesi risulta da numerosi riferimenti ottocenteschi. Tra cui la Guida del forestiero di Girolamo Bianconi e l’epigrafe, relativa al momento in cui la tela fu ridipinta da Filippo Pedrini, del 1825. Questa operazione ha generato non pochi dubbi sull’effettiva paternità dell’opera.

Tale iscrizione, presente nella medesima cappella, attesta come la tela fu riposizionata al proprio posto dopo la rimozione, ad opera delle truppe napoleoniche, del dipinto realizzato dal Guercino che lo aveva sostituito nel 1647. Viene così a definirsi meglio la complessa trama relativa alle vicende della cappella del santo patriarca. Una volta cambiata la dedicazione dell’altare durante il priorato Capponi, promotore della primitiva dedicazione al Battista, la tela prese il posto del dipinto di Ludovico Carracci per celebrare l’imminente canonizzazione di San Bruno avvenuta nel 1623. Le dimensioni del dipinto, perfettamente coincidenti con quelle della nicchia, confermano ulteriormente la tesi. Nel 1647 poi, quando la nuova sensibilità religiosa e artistica dei certosini contribuì alla commissione verso il ben più acclamato Guercino, la nuova rappresentazione di quest’ultimo sostituì quella di Bartolomeo Cesi. Da questo momento della  tela non si ebbero più tracce  sino a quando non venne riposizionata nella cappella in seguito alle requisizioni francesi che spodestarono il dipinto guerciniano.

La mano del maestro è stata pesantemente compromessa dall’intervento del Pedrini che, secondo un modus operandi proprio dell’epoca, ha ridipinto senza criterio tutta la superficie pittorica. Tuttavia, dopo il recente restauro del laboratorio Nonfarmale, l’attribuzione è tornata in voga grazie al possibile nuovo apprezzamento della qualità esecutiva al di sotto della trama apposta nell’Ottocento.

Diversi confronti permettono di circostanziare meglio l’attribuzione, fornendoci al contempo ulteriori dettagli circa i modelli seguiti dal Cesi. Così risulta da un confronto con le opere già in Certosa che avevano a che fare con la rappresentazione del santo.

Una pronunciata dipendenza può dirsi proveniente dalla rappresentazione del San Bruno, realizzata nel dipinto assieme a San Girolamo di Lorenzo Sabatini con il quale condivide spiccati tratti fisionomici accentuati dalla resa naturalistiche del Cesi, che si attiene alla precettistica del cardinale Gabriele Paleotti per la rappresentazione dei santi eremiti.

Una maggiore connessione è riscontrabile nelle rappresentazioni precedenti dello stesso artista. A questo proposito si può citare il San Bruno dell’affresco nella Foresteria, quello realizzato nella decorazione del presbiterio ed infine quello della Certosa di Maggiano.

Sia il santo patriarca che i compagni in meditazione denotano l’abile e continuo studio dal vero. Inoltre bisogna riconoscere una certa dipendenza proveniente dai Putti che sorreggono i simboli della passione, presenti sulla volta della Cappella Maggiore: gli attributi che essi portano ritornano esattamente nella tela con San Bruno dove, secondo la tipica bipartizione di matrice controriformata, appaiono ai monaci assieme al Cristo portacroce.

Il gusto pietistico ed arcaizzante del San Bruno del Cesi, oltre a denotare una distanza notevole dalla rappresentazione guercinesca che prenderà il suo posto sull’altare, sembra palesare la conoscenza da parte del pittore (o della committenza) delle rappresentazioni del santo fondatore che in quegli anni venivano alla luce parallelamente alla canonizzazione. Bisogna considerare in particolar modo il ciclo di incisioni eseguite da Theodor Crueger (Kruger) su disegni di Lanfranco tra il 1620-21: la numero dieci di queste denota lo stesso clima intriso di fervente misticismo in cui il santo, entro un rude paesaggio roccioso, sprofonda in una contemplazione dei misteri divini che divengono la passione nella tela del Cesi. Proprio la vicinanza tra le due rappresentazioni e al periodo in cui la vita del santo andava formalizzandosi entro modelli diffusi nell’ambiente artistico ed ecclesiastico, contribuisce a far propendere per una datazione oscillante intorno al 1620, fase in cui i rapporti tra Bartolomeo e i certosini dovevano essere giunti ad uno stato di piena maturazione.

Fonti: Pellicciari A., Visione di San Bruno di Bartolomeo Cesi: un dipinto ritrovato dopo il restauro, Il Carrobbio. Rivista di studi bolognesi, XXXIX, Pàtron Editore, Bologna, 2013

CREDITS

1. Bartolomeo Cesi, Visione di San Bruno con sei compagni in meditazione, © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

2/6 . Bartolomeo Cesi, Visione di San Bruno con sei compagni in meditazione-particolari © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

7.Iscrizione commemorativa, chiesa di San Girolamo della Certosa, cappella di San Bruno

8.Lorenzo Sabatini, San Bruno, San Girolamo della Certosa, controfacciata, © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

9.Bartolomeo Cesi, San Bruno, San Girolamo della Certosa, cappella maggiore PH Guido Barbi www.guidobarbi.it