GESÚ CRISTO INCORONATO DI SPINE / FLAGELLAZIONE DI CRISTO

Cultural Heritage 360 APS

• Autore: Ludovico Carracci (1555-1619)
• Datazione: 1597-1599 ca.
• Caratteristiche: olio su tela, cm 221x 147,5/219×148 , inv.464/456
• Collocazione: Bologna, Pinacoteca Nazionale
• Provenienza: chiesa di San Girolamo della Certosa, Atrio del coro dei monaci


L’originaria collocazione delle opere, di fondamentale importanza nell’apparato iconografico della chiesa di San Girolamo, veniva già menzionata da Malvasia alla fine del XVI secolo e riproposta, quasi un secolo dopo, ne “La certosa di Bologna descritta nelle sue pitture” da Luigi Crespi. “(…) nell’Atrio del Coro, lateralmente alla nobile porticella del medesimo veggonsi due opere stupende del gran Lodovico Carracci, nel muro divisorio incastrate, esprimenti, l’una la sanguinosa Flagellazione del nostro Divin Redentore, l’altra la sua dolorosa Coronazione di Spine, così al vivo espresse, che muovono la compassione.”
L’atrio del coro corrisponde allo spazio delimitato dalla cancellata di fronte alla porta d’ingresso dove, sino alla fine del XVIII secolo, un muro divisorio delimitava la cosiddetta “chiesa interiore”, da quella “esteriore”. Secondo la divisione funzionale di ogni chiesa certosina la prima era destinata alla clausura dei monaci mentre la seconda dapprima ai conversi e visitatori e progressivamente ai fedeli.


Le opere sono datate per ragioni stilistiche all’ultimo decennio del Cinquecento, più precisamente al 1597-1599, quando il rapporto tra i Carracci e i certosini bolognesi ha già prodotto i primi, importanti, esiti pittorici. Gli eventi rappresentati, legati alla passione di Cristo, anticipano simbolicamente le scene che compongono il trittico della cappella maggiore e vanno, inoltre, poste in relazione con gli strumenti della passione ancora visibili sui lacerti in muratura sopravvissuti ai lati della cancellata. La propensione verso la fine del decennio sarebbe sostenibile anche sulla base del parallelismo, tra queste scene e quelle della passione realizzate negli stessi anni da Bartolomeo Cesi nella cappella maggiore, di fronte al luogo dove le due tele dovevano essere collocate. Quest’ipotesi per nulla inverosimile vedrebbe i due maestri partecipare assieme al cantiere certosino, fornendo due risposte antitetiche ma allo stesso tempo in dialogo tra loro: da una parte l’umanità del sacro carraccesco dall’altra la trascendenza divina del dramma cesiano.

L’Incoronazione e la Flagellazione di Cristo sono state concepite a pendant e, nonostante la precarietà dello stato conservativo, permettono di apprezzare la concezione cromatica e luministica di Ludovico durante questo periodo. La tecnica esecutiva lascia emergere l’emotività dalle pennellate veloci e corpose alternate alla base più liquida e terrosa, purtroppo assorbita nel tempo dalla base bruna.
Tale tendenza all’esasperazione dell’espressività, così aderente alla poetica barocca e pienamente visibile nelle brutali muscolature e fisionomie dei manigoldi, i cui gesti sono contrapposti alla statica sofferenza del Cristo, non incontrò il favore della committenza. Il priore Capponi, infatti, come lucidamente riporta Carlo Cesare Malvasia, accusò il pittore di “poca religione e insolente ardire” costringendo l’artista a rimuovere un dettaglio di non poco conto. Questo particolare, che rivelava la sapienza del Carracci della tradizione iconografica (si vedano le incisioni di Durer), si riferisce al manigoldo all’estrema destra della Coronazione che, secondo la testimonianza di Malvasia, poi riportata dal Crespi, aveva appunto riscosso un effetto che “non potè soffrirsi da questi Religiosi costumatissimi”. La censura avveniva quando il priore Capponi intimava al pittore di rivedere l’opera che, come sappiamo dallo stesso Crespi, fu disegnata dal discepolo Giacomo Cavedone e riprodotta nella stampa del Coriolano. Nella Coronazione ricompare dopo i restauri la saliva sputata dal carnefice sul volto del Cristo.


Risultano associati ai dipinti due significativi studi d’insieme conservati al Département des Arts Graphique del Louvre e un’ulteriore disegno, di proprietà della Royal Collection di Windsor Castle, raffigurante il manigoldo barbato in posa energica. Potrebbe essere messo in relazione con la Coronazione un ulteriore studio, caratterizzato da forme pienamente classiche, conservato nello stessa sezione del Louvre e riferito alla poderosa figura in basso a destra.
Su questa attribuzione vanno però sottolineate le riserve circa l’assegnazione al catalogo di Ludovico.

Lo studio dal vero rivestiva particolare importanza nella pratica artistica dei Carracci e qui risulta ancor più vincolato alla costruzione della scena come una complessa macchina teatrale. Le lumeggiature che caratterizzano le opere grafiche, assieme agli accennati chiaroscuri, maggiormente visibili nella Flagellazione, forniscono significativi dati circa i famosi studi dal vero nella bottega dei Carracci.

A partire dalla ricostruzione grafica è possibile ottenere un’idea della collocazione originaria dei dipinti prima della demolizione del muro divisorio. Nonostante la mancanza di dati strutturali e fonti oggettive sull’antica conformazione di questa sezione il confronto con ambienti simili, rimasti inalterati in alcune certose, ha permesso di avere dei riferimenti utili per questa proposta di ricollocazione.

Fonti: Scheda 172 a-b- Pinacoteca Nazionale di Bologna. Catalogo generale 2.Da Raffaello ai Carracci, Bentini J., Cammarota G. et al., (a cura di), Venezia, Marsilio, 2006; Brogi A., Ludovico Carracci: 1555-1619, 2 v., Ozzano Emilia, Tipoarte, 2001; Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna, 1772 ed.1793; Felsina Pittrice, vite de’Pittori Bolognesi del Conte Carlo Cesare Malvasia con aggiunte, correzioni e note inedite del medesimo Autore di Giampietro Zanotti e di altri scrittori viventi, Tomo primo, Tipografia Guidi all’Ancora, Bologna,1841.

CREDITS

1 / 2. © 2021 Pinacoteca Nazionale di Bologna

3 / 4./ 5 © 2012 – Musée du Louvre, Département des Arts graphiques

5. Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2021