IL BEATO NICCOLÓ ALBERGATI APPARE IN SOGNO A TOMMASO DA SARZANA

Cultural Heritage 360 APS

• Autore: Ercole Graziani (1688-1765)
• Datazione: 1745 ca.
• Caratteristiche: olio su tela, cm 230 x 150
• Collocazione: Chiesa di San Girolamo della Certosa, sacrestia
• Provenienza: Certosa di San Girolamo di Casara, undicesima cappella (cappella del Beato Niccolò Albergati)

Il Beato Niccolò Albergati appare in sogno a Tommaso da Sarzana predicendogli il pontificato risulta l’unico ancora in sede dei dipinti attribuiti da Luigi Crespi al bolognese Ercole Graziani. L’artista in una fase matura della sua carriera lavorò presso la Certosa stringendo buoni rapporti con i monaci certosini.

Nel dipinto dalle forti accezioni oniriche Graziani ripropone l’instancabile venerazione del beato bolognese, ricordando al contempo il pontefice Niccolò V, segretario dell’Albergati ai tempi del vescovato. La rappresentazione si sofferma infatti sul particolare rapporto tra i due, testimoniato, oltre che dalle biografie del beato anche da donazioni e privilegi accordati dal Papa alla Certosa di Bologna. L’offerta del prezioso polittico realizzato dai Vivarini e l’esenzione dai dazi si inseriscono in questa direzione.
Dal Catalogo de Priori sappiamo che sotto la reggenza di Teodoro Borzani, padre visitatore bolognese, papa Benedetto XIV beatificò il concittadino Niccolò Albergati. Fu in questa occasione del 1744 che, nell’ambito delle cerimonie per onorare la memoria di questa figura, venne commissionato il dipinto ad Ercole Graziani licenziato l’anno seguente.

Ne La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture del 1793 si fa menzione del dipinto nell’undicesima cappellina, verosimilmente dedicata all’illustre beato certosino. Nel 1828 viene citato da Giordani nello stesso ambiente. Da qui venne successivamente rimosso in seguito alle demolizioni ed alloggiato in qualche sfortunato ambiente che ne ha deteriorato la superfice prima di essere collocato, come ora si vede, in sacrestia.

Una lettera ci informa inoltre che nel 1746 lo stesso papa richiese al Graziani un altro dipinto sull’Albergati da porre nella cappella dedicata al santo nella Certosa romana di Santa Maria degli Angeli. Facendo sempre riferimento al Crespi un probabile bozzetto (definito dall’autore “un quadro che dicesi pensiero”) di questo dipinto, recante Il miracolo del beato Niccolò Albergati, era un tempo collocato sopra il camino della seconda camera della foresteria grande. Nel 1853 Gaetano Giordani specificò il tema del dipinto recante il miracolo di Arras. Durante le trattative di pace tra Carlo VII e Filippo il Buono, Duca di Borgogna, in occasione di un colloquio con il secondo, l’Albergati dopo aver preso un pane bianco dal tavolo e dopo averlo mostrato al riluttante Duca, lo avrebbe benedetto facendolo diventare nero come un tizzone e dicendo al Duca che tale sarebbe divenuta anche la sua anima se non si fosse disposto alla pace. Il Duca impressionato sarebbe caduto in ginocchio promettendo di meglio operare, ed allora l’Albergati avrebbe fatto tornar bianco il pane con una novella benedizione.  Attualmente sono stati rintracciati due diversi dipinti che potrebbero rimandare al bozzetto in questione. Il primo è stato acquisito (e forse venduto) da Farsetti Arte mentre il secondo, a cui fanno riferimento gli studiosi Ciofani e Monetti, si trova oggi in collezione privata. Considerate le dimensioni quasi identiche potrebbe corrispondere a quello rinvenuto in Pinacoteca Nazionale di Bologna da Emiliani e poi sparito dopo essere stato ceduto in deposito presso Pieve di Cento nel 1882.

Fonti: Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, corretta da Lucchesini G. e Calvi J.A., Bologna 1793; F. Monetti, La pala del “Miracolo del Beato Niccolò Albergati” di E. G. in S. Maria degli Angeli a Roma: nuove scoperte, in Arte cristiana, LXXXIX (2001); A. Brogi, Dall’età dei Carracci all’arrivo dei Francesi, in La certosa di Bologna, a cura di G. Pesci, Bologna 1998

CREDITS

1.Ercole Graziani, Il Beato Nicolò Albergati appare in sogno a Tommaso da Sarzana predicendogli il pontificato, Ph. Guido Barbi