IL CICLO CON LE STORIE DELLA VERGINE

Cultural Heritage 360 APS

• Autore: Bartolomeo Cesi (1556-1629)
• Datazione: 1622-1629 ca.
• Caratteristiche: dipinto murale-affresco
• Collocazione: Collezioni Comunali di Arte Antica
• Provenienza: Appartamento del priore, ora Phanteon degli uomini illustri

L’accurata descrizione che Luigi Crespi fornisce ne La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture permette di ripercorre idealmente gli spazi impreziositi dalle pitture murali di Bartolomeo Cesi che ispiravano quotidianamente la vita dei monaci ed affascinavano gli ospiti. Un confronto con la vastità degli interventi descritti, irrimediabilmente cancellati dalle trasformazioni ottocentesche, è possibile attraverso una panoramica degli ambienti di cui il canonico delinea ogni particolare.

Nel capitolo e nell’adiacente spazio esterno il pittore rappresentava i Santi Antonio e Paolo, nel chiostro maggiore, agli angoli dello stesso e probabilmente nell’intercolumnio, realizzava invece alcuni episodi della vita di Cristo. Se scene come l’Ascensione e Cristo mostrato al popolo non hanno riferimenti precisi nella produzione cesiana, l‘Orazione dell’orto, come sottolinea la presenza degli “Apostoli che dormono”, potrebbe essere la riproposizione della scena dipinta nella decorazione del presbiterio. Il tema cambia nell’affresco sul camino della camera del padre vicario dove viene celebrato San Bruno assieme alla Vergine.

Alla vita della Madonna è poi dedicato un ciclo di affreschi all’interno della sala superiore della cella priorale. L’importanza della collocazione e la speciale devozione mariana, amplificata dall’operato del vescovo Albergati volto a favorirne il culto, hanno sicuramente giocato un ruolo primario nella commissione, attribuita con certezza a Giovan Battista Appiano, priore della Certosa tra il 1622 e il 1632.

Il ciclo è composto da medaglioni situati nel fregio alto della sala, che doveva essere quella di rappresentanza, a formare una narrazione focalizzata sugli avvenimenti principali della vita della Madonna. Le raffigurazioni sono espresse attraverso una pittura di carattere devozionale semplice, epurata da orpelli tipicamente manieristi, che rimanda agli affreschi dello stesso soggetto eseguiti dal Cesi nel 1574 nella Cappella Vezza in Santo Stefano a Bologna ed appartenenti alla prima fase della sua attività (utile il confronto con la Cacciata di Gioacchino dal tempio, una delle scene meglio leggibili). Risaltano inoltre i caratteri arcaizzanti delle scene e la loro ambientazione che, seppur schematica, rimanda ai fondali di Niccolò dell’Abate e si rifà alla tradizione tosco-romana.

I nove episodi dipinti nella cella sala del priore seguono un’ideale scansione cronologica che inizia con l’Incontro di Gioacchino ed Anna alla Porta Aurea seguiti dalla Natività e dalla Presentazione al tempio. Nella fascia centrale dovevano collocarsi lo Sposalizio seguito dall’Annunciazione e dalla Visita ad Elisabetta per culminare con la Nascita di Cristo, i Funerali della Madonna e la sua Ascensione.

In seguito alla trasformazione della Certosa in cimitero comunale, iniziata nei primi anni del XIX secolo, l’appartamento del priore divenne il Pantheon degli uomini illustri e le decorazioni murali vennero trasportate alle Collezioni Comunali di Arte Antica.

Fonti: Crespi L.,La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna, 1772; Fortunati V., Bartolomeo Cesi, in Pittura bolognese del Cinquecento, II, Fortunati V. (a cura di), Bologna, Cassa di Risparmio di Bologna, 1986.

CREDITS

1/9 Bartolomeo Cesi, Storie con la vita della Vergine, © Istituzione Bologna Musei-Collezioni Comunali d’Arte