IL GIUDIZIO UNIVERSALE

Cultural Heritage 360 APS

• Autore: Domenico Maria Canuti (1620-1684)
• Datazione: 1657/1658
• Caratteristiche: olio su tela, cm 400 x 500 ca., iscrizioni: “DOM. M. CANUTI DALL’OLIVA 1658”
• Collocazione: Chiesa di San Girolamo della Certosa, Cappella di San Bruno

La grande tela raffigurante il Giudizio Universale fa parte della serie di “quadroni” che a cavallo della metà del XVII secolo andarono ad arricchire la già consistente galleria allestita dai certosini grazie a molte importanti interventi. La commissione a Domenico Maria Canuti, avvenuta per volere del priore Daniele Granchio all’interno di quello che è comunemente definito il ciclo cristologico, è testimoniata da un documento di pagamento datato 1657 e riportato, oltre che dalla guida di Luigi Crespi, dal manoscritto Monumenta Chronologica. Risulta inoltre presente la firma posta dall’autore sulle volute di una pergamena schiacciata raffigurata in basso a destra nel dipinto. Tale firma, insieme alla data 1658, momento della conclusione della commissione, era rimasta a lungo nascosta agli occhi degli studiosi, sino a quando non è tornata in luce grazie al restauro operato da Katia Ronzani nel 1986. 

Questa operazione ha consentito una corretta lettura dell’opera, dalla quale è emersa una tavolozza che rende il Canuti ancora debitore degli esempi di Ludovico Carracci.  Rispetto agli altri quadroni già realizzati in certosa il Canuti esprime, in questa mirabolante visione celeste, un orientamento decisamente barocco che trovò poi traduzione anche nelle sue opere ad affresco, tecnica nella quale l’artista risultò particolarmente abile e apprezzato.

Se infatti a Bologna il Canuti ha modo di instradarsi alla pittura locale grazie agli insegnamenti di grandi maestri bolognesi come Francesco Albani, Guido Reni e il Guercino è a Roma, però, che l’artista ebbe la possibilità di ampliare la propria formazione classica con stimoli più moderni. Da questo soggiorno, giunto grazie alla mediazione di Taddeo Pepoli, Canuti si confrontò con la tecnica della grande decorazione ad affresco maturando significativamente il suo linguaggio artistico a contatto con la temperie artistica romana e soprattutto con Giovanni Lanfranco .

L’esempio del barocco romano, però, non prevarica totalmente la formazione e la cultura bolognese che gli consente, oltre di ricevere importanti commissioni come in San Michele in Bosco, di giungere ad uno stile molto personale e innovativo. Il Giudizio si presta infatti ad una nuova e tagliente ricerca spaziale che l’artista affronta raggiungendo esiti di inusitata originalità. Se nella posa del San Giovanni si scorgono reminescenze guercinesche dovute al breve alunnato presso il centese, il ritmo generale della composizione deve esser frutto proprio del periodo romano dell’artista, dove tali novità avevano già avuto modo di presentarsi grazie alle esperienze artistiche di Pietro da Cortona.

La tela del Giudizio mette in mostra una scena movimentata che, pur rispettando la tradizionale ripartizione tra eventi terreni fonde il tutto in un vortice unitario di stile tipicamente barocco. Il Cristo siede sulle nuvole e solleva il braccio destro nel gesto del giudizio, mentre la mano sinistra poggia sul globo in segno di potere mentre al suo fianco stanno gli intercessori: la madre Maria che invoca misericordia indicando la folla dei risorti e il Battista riconoscibile dalla pelliccia che indossa. Ai piedi di Gesù si collocano Girolamo e i profeti che hanno annunciato il giudizio nei loro scritti mentre sugli spalti celesti si distende il gruppo dei beati. In basso l’Inferno, popolato da dannati e serpenti, dove il ricco Epulone si rivolge invano al cielo e chiede a Lazzaro una stilla d’acqua per rinfrescarsi le labbra riarse.

Fonti: Catalogo de’ Priori della Certosa di Bologna dal principio della sua fondazione fino al presente, Bologna, Archivio di Stato Demaniale (Certosini), ms. 24/5869; Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna, 1772; Felsina Pittrice, vite de’Pittori Bolognesi del Conte Carlo Cesare Malvasia con aggiunte, correzioni e note inedite del medesimo Autore di Giampietro Zanotti e di altri scrittori viventi, Tomo primo, Tipografia Guidi all’Ancora, Bologna,1841; Giudizio universale < https://www.storiaememoriadibologna.it/giudizio-finale-860-opera >

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