LA CACCIATA DEI MERCANTI DAL TEMPIO

Cultural Heritage 360 APS

• Autore: Giovan Francesco Gessi (1588-1649)
• Datazione: 1648
• Caratteristiche: olio su tela, cm 450 x 350, iscrizioni: FRAN. GES. FE. 1645
• Collocazione: San Girolamo della Certosa, coro dei monaci (navata)

Licenziata per i certosini bolognesi dopo la Pesca miracolosa del 1645, la grande tela che reca la Cacciata dei mercanti dal tempio risulta una delle ultime prove di Francesco Gessi prima della morte, avvenuta nel 1649 mentre l’artista era al lavoro sulla Resurrezione commissionata per l’altare della sala del capitolo.

Come già detto, le due grandi tele, dipinte nell’ambito dell’importante ciclo cristologico che il priore dei certosini Daniele Granchio commissiona ai più interessanti artisti attivi nella Bologna dell’epoca, si collocano alla fine del particolare e per certi versi problematico percorso creativo dell’artista, sempre in bilico tra l’attaccamento ai modi del maestro Reni e la volontà di aggiornamento. Mettendo a confronto i due teleri risulta più che mai evidente la versatilità dell’ultimo Gessi: se nella Pesca richiama i caldi modi ferraresi nella Cacciata esprime le più diverse esperienze artistiche dalle quali ha tratto una propria, anche se tarda, autonomia stilistica.

L’autore Carlo Cesare Malvasia, nella biografia su Francesco Gessi, non spende buone parole per i due dipinti, affermando che il pittore ha ricevuto la commissione solo per aver proposto un prezzo misero. Lo stesso Malvasia scrive che per i certosini l’artista realizzò anche la Resurrezione “che fu vantaggio per la sua reputazione” e che l’opera venne terminata da Francesco Albani. In questo dipinto l’impronta generale si deve al più anziano maestro la stesura della parte bassa del dipinto, riconoscibile dal timbro cromatico che aveva contraddistinto i precedenti dipinti in certosa. A detta dello stesso biografo Francesco Gessi rappresentava l’allievo più amato e odiato dal Reni, che gli invidiava la “tenerezza così grande e (il) fresco impasto che più desiderar non si poteva” in un approccio sempre sensibile alle nuove suggestioni che lo contraddistingue nella grande riforma della pittura bolognese del Seicento.

Rispetto alla Pesca miracolosa la Cacciata risulta soggetta a ripensamenti decisamente più importanti, tanto da sembrare completamente ridipinta, con aggiunte e modifiche in molte porzioni. Le correzioni, oltre che figurative, in questo caso sono anche cromatiche, come il rosso della veste del Cristo:  inizialmente più scuro solo successivamente viene reso di tonalità più chiara e brillante. Risulta inoltre evidente la ridondanza della composizione che, per quanto resa interessante dall’umanità popolare all’interno del tempio, risulta a tratti eccessiva tradendo la difficoltà del pittore di gestire gli ampi spazi. Importante inoltre il confronto con l’opera della stesso soggetto dipinta nel 1634 dal Guercino e conservata ai Musei di Strada Nuova-Palazzo Rosso a Genova.

Anche in questa commissione i certosini bolognesi hanno voluto omaggiare i monaci martirizzati in Inghilterra durante lo scisma della chiesa Anglicana. I volti dei frati, ritratti dal Gessi con espressione di rassegnato abbandono alla volontà divina, rispondono ai nomi di Thomas Jhoanson e Thomas Greneez uccisi nelle carceri inglesi nel 1537.  

Fonti: Catalogo de’ Priori della Certosa di Bologna dal principio della sua fondazione fino al presente, Bologna, Archivio di Stato Demaniale (Certosini), ms. 24/5869; Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna, 1772; Felsina Pittrice, vite de’Pittori Bolognesi del Conte Carlo Cesare Malvasia con aggiunte, correzioni e note inedite del medesimo Autore di Giampietro Zanotti e di altri scrittori viventi, Tomo primo, Tipografia Guidi all’Ancora, Bologna,1841; Pesci G. (a cura di), La Certosa di Bologna. Immortalità della memoria, Bologna, Compositori,1998; Cacciata dei mercanti dal tempio <https://www.storiaememoriadibologna.it/cacciata-dei-mercanti-dal-tempio-851-opera >

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