LA CENA IN CASA DEL FARISEO

Cultural Heritage 360 APS

  • Autore: Giovanni Andrea Sirani (1610-1670)
  • Datazione: 1652
  • Caratteristiche: olio su tela, cm 450 x 350, iscrizioni: GIO.AND.SIRANI 1652
  • Collocazione: Cappella di San Girolamo, chiesa di San Girolamo della certosa

Quando Giovanni Sirani esegue la grande tela della Cena per i certosini, probabilmente la sua opera più rilevante, è ben cosciente come artista dell’importanza che rappresenta la commissione. L’opera rappresenta infatti l’unico caso in cui l’artista appone la sua firma e la data.  La commissione per la Certosa di San Girolamo gli consente così di  affermare pienamente la sua tecnica oramai matura.

Superata l’interpretazione dogmatica della maniera reniana, l’artista rielabora qui suggestioni tratte dall’ambiente artistico bolognese della metà del Seicento (dominato da pittori quali Alessandro Tiarini, Francesco Albani, Michele Desubleo, il Guercino) e raggiungendo esiti di un linguaggio autonomo e di una tavolozza manifestatamente più vigorosa. Il legame anche ideale con il maestro rimane tuttavia forte se, come Luigi Crespi riporta nel volumetto dedicato alle opere della certosa, i committenti pagano all’artista parte del compenso pattuito attraverso la tela con San Bruno, abbozzata e mai finita dallo stesso Reni per la certosa.

Dal punto di vista stilistico, rispetto alle precedenti opere intrise di classicismo reniano, il Sirani assume qui un linguaggio più maturo dai toni solenni e una tavolozza vivace in linea con un colorismo neoveneto in voga nel clima artistico bolognese del periodo. Il riferimento è in particolare dedotto da Paolo Veronese, soprattutto per l’ambientazione architettonica aperta su diversi piani prospettici e per le tinte brillanti dei panneggi, che con delicata cromia si associano ad una raffinata resa nei volti. Risalta in particolare il mantello riccamente decorato e il vigore cromatico della figura della Maddalena, inginocchiata ai piedi di Cristo.

 L’artista resta fedele all’iconografia biblica rappresentando Gesù alla tavola del fariseo Simone, mentre la “peccatrice” bagna con le lacrime e asciuga con i capelli i piedi del Cristo cospargendoli di unguenti profumati. Accanto al piede del fanciullo che porta i piatti, sulla destra dell’opera, il pittore inserisce  un’aragosta come probabile attributo per omaggiare il committente don Daniele Granchio, priore della certosa dal 1644 al 1660 e promotore del ciclo cristologico di cui il dipinto faceva parte.

A questa rilevante prova artistica sono stati associati dalla critica alcuni importanti disegni preparatori conservati alla Royal Collection del castello di Windsor. Di particolare importanza risulta soprattutto quello legato alla figura di Cristo. Per quanto molto simile al dipinto nell’abbozzo lo scorcio è più accentuato, rendendo la rappresentazione maggiormente orientata verso il profilo, come tra l’altro doveva essere inizialmente. I recenti restauri hanno infatti messo ancora più in luce, rispetto a quanto già visibile a occhio nudo, il particolare del pentimento della testa di Cristo, visibile al di sotto del secondo strato e in questo primo momento difatti più simile allo studio a carboncino.

Gli altri due studi, di dimensioni ancora più piccole, si riferiscono ai due santi certosini Jhon Davy e Mattia da Colonia, che lo stesso Sirani, secondo una prassi che si va consolidando in questo particolare ciclo decorativo, realizzò entro due tele centinate ai lati della grande Cena.

Fonti: Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna, 1772 ed.1793; Kurz O., Bolognese drawings of the 17. & 18. centuries in the collection of Her Majesty the Queen at Windsor Castle, Phaidon Press, London, 1955; Emiliani A. (a cura di), La pittura in Emilia e in Romagna. Il Seicento, vol.1-2, Bologna, Credito Romagnolo, 1992; La cena in casa del fariseo https://www.storiaememoriadibologna.it/la-cena-in-casa-del-fariseo-853-opera.

CREDITS

1 / 6 © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

7 /9 Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2021