L’ENTRATA DI CRISTO A GERIUSALEMME

Cultural Heritage 360 APS

• Autore: Lorenzo Pasinelli (1629-1700)
• Datazione: 1658/1659
• Caratteristiche: olio su tela, cm 390 × 500 ca.
• Collocazione: San Girolamo della Certosa, coro dei monaci (navata)

Dal 1644 al 1658 il priore della Certosa di Bologna, don Daniele Granchio, commissiona ad alcuni dei più significativi artisti attivi nella città felsinea un ciclo con le storie della vita di Cristo per la decorazione della chiesa di San Girolamo. Tra questi viene chiamato Lorenzo Pasinelli, un giovane artista tra i più promettenti segueci del classicismo dei Guido Reni.

I due grandi quadri con l’Entrata di Cristo a Gerusalemme e l’Apparizione di Cristo alla Madre rappresentano una tappa importante nell’avvenuta maturità stilistica dell’artista che aveva iniziato la sua formazione presso la bottega di Simone Cantarini e successivamente, dal 1648, l’aveva proseguita con Flaminio Torri. Dai primi anni Cinquanta, in seguito a una serie di disguidi con il maestro, Pasinelli intraprende un percorso autonomo e avvia una propria scuola che resta attiva fino al 1699, poco prima della morte. Al suo seguito si formarono importanti artisti tra i quali Donato Creti. Pasinelli fu anche un discreto collezionista e riconosciuto come innovatore nonostante la dipendenza da un gusto che attinge indirettamente al linguaggio classico di Guido Reni.


I dipinti per la Certosa rappresentano una delle prime importanti commissioni pubbliche in un luogo prestigioso e segnano un momento di distacco dai modelli precedenti. L’intervento di restauro, eseguito dal Laboratorio degli Angeli, ha permesso di notare una stesura pittorica al di sotto di quella finale, soprattutto nei bordi. Tali tracce trovano riscontro nell’opuscolo del Crespi dedicato alla Certosa secondo il quale Pasinelli interveniva su due tele già dipinte dal frate certosino Marco da Venezia, al quale si deve anche la realizzazione delle figure dei Santi certosini delle scene cristologiche. Non si sa lo stato di avanzamento del lavoro che impegnò il monaco. Sembra però credibile l’ipotesi secondo la quale i monaci certosini, non soddisfatti dell’esecuzione, incaricano il più “affidabile” artista per intervenire sulle tele già appese e incorniciate. Anche il pagamento di 800 lire, riportato nel Catalogo dei Priori, confermerebbe l’entità ridotta dell’intervento.
Ne L’Entrata di Cristo a Gerusalemme il pittore utilizza una cromia scura e terrosa, più vicina alla scuola fiorentina e napoletana, mettendo in scena il trionfante accesso del Signore in città entro una folla di popolani dai caratteri rustici, alcuni dei quali dalle chiare ascendenze orientali.

Fonti: Catalogo de’ Priori della Certosa di Bologna dal principio della sua fondazione fino al presente, Bologna, Archivio di Stato Demaniale (Certosini), ms. 24/5869; Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna, 1772; Felsina Pittrice, vite de’Pittori Bolognesi del Conte Carlo Cesare Malvasia con aggiunte, correzioni e note inedite del medesimo Autore di Giampietro Zanotti e di altri scrittori viventi, Tomo primo, Tipografia Guidi all’Ancora, Bologna,1841; Pesci G. (a cura di), La Certosa di Bologna. Immortalità della memoria, Bologna, Compositori,1998; Entrata di Cristo a Gerusalemme < https://www.storiaememoriadibologna.it/lentrata-di-cristo-a-gerusalemme-856-opera >

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