L’ULTIMA COMUNIONE DI SAN GIROLAMO

Cultural Heritage 360 APS

• Autore: Agostino Carracci ( 1557-1602)
• Datazione: 1591/1597
• Caratteristiche: olio su tela, cm 376×224, inv. 461, Iscrizioni: AGO. CAR. FE.,
• Collocazione: Bologna, Pinacoteca Nazionale, inv. 461
• Provenienza: Certosa di San Girolamo di Casara, cappella di San Girolamo

La Comunione di San Girolamo rappresenta una delle opere cardine del percorso artistico di Agostino Carracci e una delle più importanti per la storia della pittura italiana. Paradigma stesso della riforma carraccesca sul versante classicista, l’opera testimonia l’interesse del priore Capponi per i giovani emergenti della pittura bolognese, avviato con le commissioni al cugino Ludovico. Proprio la Predica del Battista,  realizzata da quest’ultimo, risulta il termine di paragone per capire come, attraverso parallele ma differenti modalità, i due Caracci rinnovarono la pittura italiana nel comune banco di prova della Certosa di San Girolamo.

Alla libera e istintiva condotta pittorica e alla sprezzatura di Ludovico, che imbeve la Predica di colorismo veneziano, si contrappone la “calibratissima” scelta delle gestualità e l’armonia compositiva che tanto animerà la pittura classicista nel secolo successivo.

La lenta e meticolosa composizione di Agostino è testimoniata, oltre che dalla critica di Carlo Cesare Malvasia che ci informa della lunga attesa dei certosini, da una serie veramente sorprendente di disegni preparatori, il cui nucleo maggiore è custodito presso il Gabinetto Disegni e Stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Altre opere grafiche della serie si trovano agli Uffizi, al Rijkmuseum di Amsterdam, all’Albertina di Vienna e in altre collezioni pubbliche e private.

Scorgendo i vari studi viene quindi naturale accorgersi di come, per raggiunger quel “compendio di tutte le perfezioni”, Agostino avesse variato più volte pose e gesti dei personaggi durante i lunghi anni che separano la commissione, avvenuta verosimilmente nel 1591, alla consegna, collocabile poco prima della partenza del pittore per Roma nel 1598. Partendo da questa cronologia l’opera si inserirebbe nel percorso di Agostino in una fase intermedia tra la componente veneziana, assimilata dopo il 1589, e lo stile pienamente maturo che si scorgerà negli interventi romani della Galleria Farnese.  Nel mezzo di queste esperienze il “dotto pennello” riuscì ad elaborare un’opera che divenne uno dei più alti paradigmi del prossimo classicismo barocco.

La maggiore testimonianza del modello che incarnò la Comunione, oltre alle innumerevoli pagine di ammirazione della storiografia artistica, è rappresentata dalle diverse e autorevoli riproduzioni, fedeli e non, realizzate attraverso il confronto con il capolavoro di Agostino. A partire dalla Comunione del Domenichino, uno dei maggiori esempi in questo senso, realizzato entro il 1614 per la chiesa di San Girolamo della Carità a Roma, numerosi artisti si confrontarono con il prototipo di carraccesco. Decisamente pedissequa risulta la composizione di Francesco Naselli commissionata per la certosa di San Cristoforo a Ferrara e realizzata tra il 1615 e il 1620. A questa si aggiunge la variante di Lucio Massari eseguita attorno al 1625 per la cappella Ariosti della chiesa di San Paolo Maggiore a Bologna.

A questi esempi segue l’acquerello realizzato, assieme alla Predica del Battista, da Gaetano Gandolfi e di proprietà della Cassa di risparmio di Bologna. Tra gli anni ‘60 e ‘70 del XVIII secolo l’artista esegue infatti numerose copie nell’ambito di un’attività di riproduzione dei grandi capolavori della tradizione pittorica bolognese

Fonti: Scheda 196-Pinacoteca Nazionale di Bologna. Catalogo generale 2.Da Raffaello ai Carracci, Bentini J., Cammarota G. et al., (a cura di), Venezia, Marsilio, 2006; Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, corretta da Lucchesini G. e Calvi J.A., Bologna 1793.

CREDITS

1 / 12. © 2021 Pinacoteca Nazionale di Bologna

13. © Rijmuseum Amsterdam

14. Ph. Guido Barbi

15. Chiesa di San Cristoforo alla Certosa, Ferrara