MADONNA DI SAN LUCA

Cultural Heritage 360 APS

• Autore: Ludovico Carracci ? (1555-1619)
• Datazione: 1600/1610
• Caratteristiche: olio su tela, cm 48,5 x 31,5, inv.318
• Collocazione: Bologna, Pinacoteca Nazionale
• Provenienza: Certosa dio San Girolamo di Casara, sesta cappellina o “cappella della Madonna di San Luca” > decima cappellina

Il piccolo dipinto è una riproduzione della celebre icona mariana venerata presso il santuario della Madonna di San Luca: uno dei più importanti siti religiosi bolognesi. La copia, di dimensioni leggermente ridotte rispetto all’originale, fu realizzata come immagine di devozione privata tra fine del XVI secolo e l’inizio del successivo e, secondo un’iscrizione seicentesca apposta nel retro, apparterrebbe alla mano di Ludovico Carracci.

La notizia di tale attribuzione proviene dal pittore ritrattista Sante Vandi, che acquisto l’icona attorno alla metà del XVI secolo per poi donarla alla certosa nel 1704. Tre iscrizioni ricavabili in seguito allo smontaggio del dipinto, due di mano del Vandi e una posteriore all’acquisizione, ci informano sull’attribuzione e sulla circostanza che, secondo l’autore, portò l’icona in certosa. Rispetto a quest’ ultima, redatta dagli stessi certosini, pare infatti che il Vandi abbia voluto donare l’importante dipinto ai monaci come ex voto in seguito alla scampata morte successiva a un’aggressione per poi essere sepolto nella stessa cappella dedicata alla Vergine, “a piedi di si Eccelsa Avvocata”.

Il modello da cui proviene è ascrivibile a quello dell’Hodigitria di matrice costantinopolitana ma, nonostante la fedeltà riscontrabile, pare che l’autore abbia voluto rielaborare l’originale rimanendo comunque fedele allo stile della “maniera greca”.

 In merito all’attribuzione risulta necessario segnalare alcune testimonianze documentarie che hanno messo in luce la presenza di simili dipinti, realizzati artisti della cerchia dei Carracci, e di diverse testimonianze di opere con la “madonna di San Luca” dipinte dagli stretti seguaci di Ludovico.

Aldilà dei diversi pareri la critica rimane propensa a non escludere assolutamente la mano del maestro, supportando di fatto la veridicità delle parole del donatore, come del resto del canonico Lugi Crespi. Risulta interessante notare la sapiente variazione dall’originale e alcune altre particolarità, tra le quali l’attento scorcio del capo di Gesù, che tradiscono quantomeno la sicura influenza del caposcuola bolognese.

Ne La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture Luigi Crespi riporta la menzione del dipinto nella sesta cappellina dedicata proprio alla Vergine di San Luca mentre nell’inventario del 1797 una “B.V.di San Luca con cornice dorata” è indicata nella decima di queste cappelle “segrete” ora scomparse.

Fonti: Scheda 183-Pinacoteca Nazionale di Bologna. Catalogo generale 2.Da Raffaello ai Carracci, Bentini J., Cammarota G. et al., (a cura di), Venezia, Marsilio, 2006; Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, corretta da Lucchesini G. e Calvi J.A., Bologna 1793; Raule A. “La Certosa di Bologna”, Bologna, Arnaldo Nanni, 1961.

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