POLITTICO

Cultural Heritage 360 APS

• Autore: Antonio Vivarini (Murano 1415/1418- 1476/1484)-Bartolomeo Vivarini (documentato dal 1450 al 1499)
• Datazione: 1450
• Caratteristiche: tavola, cornice di legno intagliata e dorata, cm 393 x 263, inv.273, iscrizione: alla base dello scomparto centrale, sul gradino, si trova l’scrizione principale “AN(N)O D(OMI)NI MCCCCI. HOC OP(US) INCEPTUM FUIT ET PERFECTUM VENETIS AB ANTONIO / ET BARTOLOMEO FR(ATR)IB(US) DE MURANO N(ICOLAO). V PONT(IFICE) MAXIMO OB MONUMENTUM R(EVERENDISSIMI) P(ATRIS) D(OMINI) N(ICOLAI) CAR(DINALIS) OLI(M) T(ITULO) (?) S(ANCTAE) + (CRUCIS)”
• Collocazione: Bologna, Pinacoteca Nazionale
• Provenienza: chiesa di San Girolamo della Certosa, sagrestìa

Questo polittico risulta per importanza e perizia tecnica una delle opere d’arte più significate realizzate per la Certosa di San Girolamo. Il suo stato di conservazione, a dir poco eccezionale, così come d’altronde si rilevava dalle fonti già nel XVIII secolo, permette di apprezzare a pieno le sue caratteristiche che ne fanno uno dei più alti esempi di questa categoria relativi al periodo. Le porzioni dipinte sono composte di 12 pezzi tra loro assemblati e formare un sontuoso insieme con la carpenteria lignea dove abbondano accurate finiture e decorazioni.


Le notizie storiche più importanti circa il polittico vengono già fornite da Luigi Crespi che per primo, dapprima in una lettera del 1772, poi sulla guida redatta nello stesso anno, riporta con occhio vigile l’iscrizione e l’alta qualità dell’opera ricordando la collocazione della stessa nella “chiesa vecchia di questa certosa”. Lo spostamento in sagrestia, dove il canonico la cita, avvenne infatti con tutta probabilità verso la fine del XVI secolo quando, durante il rinnovamento della porzione absidale, venne collocata sulla parete di fondo, la Crocifissione di Bartolomeo Cesi. Menzionato negli inventari redatti in seguito alle soppressioni il polittico raggiunse la galleria dell’Accademia di Belle Arti dalla quale confluì nelle raccolte della Pinacoteca Nazionale.

La commissione si inserisce nella cornice di una profonda devozione di papa Nicolo V, al secolo Tommaso Perentucelli, per il suo mentore Niccolò Albergati, dal quale prese il nome e di cui fu segretario durante l’arcivescovato a Bologna. Considerato lo stretto legame tra l’Albergati e la certosa, suggellato dalla reggenza come priore dal 1407 al 1417, lo stesso pontefice concesse una serie di privilegi al monastero impegnandosi direttamente per ampliare il chiostro grande e il refettorio.
Si noti come la composizione, l’impianto generale vestono ancora dei panni tardogotici. Tuttavia si ravvisa una nuova sensibilità formale e luministica che, partendo dalle esperienze padovane dei fratelli Vivarini a contatto con la cerchia degli Squarcione, avviano quel rinnovamento della pittura verso forme rinascimentali che vede il Veneto (e Venezia) come centri di imprescindibile importanza.

Nonostante le notevoli problematiche di attribuzione tra i due Vivarini va notata una sostanziale uniformità, confermata da Lionello Venturi che per primo ha proposto un’esecuzione in cui i due autori “confondono le loro forme”. Nei cataloghi della Pinacoteca redatti nel secondo Novecento, sulla scia delle argomentazioni dapprima espresse da Roberto Longhi e Rodolfo Pallucchini, si propende invece per una tesi indirizzata verso il maggior coinvolgimento di Bartolomeo. Difficile, tuttavia, non evidenziare la differente impronta stilistica, segnata poi dall’evoluzione espressa nell’altro già citato polittico, di poco posteriore, nel quale è ravvisabile una prevalenza delle modalità espressive di Antonio confermata da una parte dello scomparto, raffigurante il Cristo passo, che offre un utilissimo confronto per la stessa rappresentazione contenuta nel polittico della certosa. Il coronamento della cuspide dove appunto si trova tale dipinto è attualmente conservato in collezione privata a Bergamo in seguito allo smembramento dei vari scomparti dell’opera.
Una crescita caratterizza al contempo l’operato di Bartolomeo al 1450: superata oramai la visione di una subalternità rispetto al fratello bisogna considerare come nella figura di San Girolamo è presente una maggiore connotazione psicologica che riflette delle chiare direttrici di ricerca personale. Questi nuovi spunti, innestati su un’estetica di matrice padovana, trovano difatti terreno fertile nella caratterizzazione di questa figura così importante per le valenze simboliche che assume nell’opera. La figura regge infatti il modellino della chiesa chiaro segno dell’offerta votiva e un libro, anch’esso fondamentale nell’iconografia del santo, qui direttamente collegato all’operato di esegesi della comunità certosina. Molti più dubbi solleva l’identificazione della figura nello scomparto che lo affianca. Escludendo per attributi iconografici San Bruno e probabilmente anche San Ugo di Lincoln, già indicato dalla critica, la figura di Niccolò Albergati in qualità di vescovo di Bologna sarebbe forse una scelta che ben si addice alla posizione occupata al fianco del santo titolare. Analoghe questioni identificative desta la personalità al fianco di San Paolo nello scomparto superiore: se un confronto con altre rappresentazioni del santo da parte della bottega pare indirizzare la scelta verso Sant’Agostino, al quale ben si adatta anche il piviale, non si esclude tuttavia che lo stesso attributo possa essere stato applicato anche al San Benedetto rappresentato in qualità di iniziatore della tradizione monastica.
Al pontefice Niccolò V è riferita la presenza di San Nicola (o Niccolò), assimilabile perfettamente, per via delle vesti e dell’espressione del volto, alla medesima figura presente in uno scomparto ora alla Pinacoteca di Bari e riferibile all’ultima fase dell’attività di Bartolomeo .Maggiore certezza riguarda la figura di San Gregorio Magno, di fianco a San Pietro, confrontabile con una rappresentazione simile presente nel Polittico ora al Museum of Fine Arts di Boston e probabilmente effigiato in funzione di garante del pontificato dello stesso committente.
Un ruolo di primo piano spetta al Battista che, posto di fianco alla Madonna con il bambino, assume i connotati di un vero e proprio omaggio all’ordine certosino. Tale dedicazione è completata dall’imprescindibile presenza del già citato San Girolamo, a formare un trittico che, posto in posizione centrale, doveva richiamare la spiritualità dell’ordine e l’importanza della devozione verso queste figure. Lo stesso attaccamento potrebbe essere un’ulteriore spia di una possibile preponderanza della committenza certosina nella cornice di un ufficiale (e indubbiamente comprovata) volontà papale attestata dall’iscrizione. In quest’ottica potrebbe essere visto, nella scelta degli artisti, il ruolo del priore Marini: proprio negli anni della commissione questi partecipava alle attività per la fondazione della Certosa di Padova, città molto importante nella geografia artistica dei Vivarini.
Gli scomparti dipinti s’innestano su un solenne apparato scenico composto da un’architettura notevolmente intagliata che, pur inserendosi nella linea delle già sperimentate soluzioni in quest’ambito, rappresenta una tappa fondamentale dal punto di vista della ricercatezza formale. Considerando l’estrema qualità e perizia artigianale, mancano purtroppo certezze che permettano di assegnarle a Cristoforo da Ferrara, personalità proposta dalla critica, attivo al fianco di Antonio nel Polittico della Natività del 1477 avente caratteristiche simili a quello bolognese, soprattutto nella trama dei girali e in alcune forme dei trafori. Rimane comunque preponderante l’ipotesi dell’appartenenza di questa personalità alla bottega dei Vivarini.

Fonti: Scheda 84-Pinacoteca Nazionale di Bologna. Catalogo generale1.Dal Duecento a Francesco Francia, Bentini J., Cammarota G., et al. (a cura di), Venezia, Marsilio, 2004; Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna, 1772; Inventario degli effetti Mobili ed altro del Convento di San Girolamo di Certosa, 197, n11, Archivio di Stato di Bologna A.S.B (Demaniale Certosini).

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