RESURREZIONE DI GESÚ

Cultural Heritage 360 APS

  • Autore: Giovan Francesco Gessi ( 1588-1649), Francesco Albani (1578-1660),
  • Datazione: 1648/1651
  • Caratteristiche: olio su tela, cm 365 x 266, inv. 7059
  • Collocazione: Pinacoteca Nazionale di Bologna
  • Provenienza: sala del capitolo (ora cappella della Madonna delle Assi)

Nelle biografie del canonico Malvasia relative ai due artisti Gessi e Albani viene simmetricamente riportata la notizia della grande tela raffigurante la Resurrezione, realizzata a quattro mani anche se in momenti diversi.

Parallelamente agli altri due “quadroni” della certosa a Francesco Gessi veniva infatti commissionato questo dipinto, da porre sull’altare della sala del capitolo, dove viene menzionato a partire dalle guide seicentesche. Durante le trasformazioni del XIX secolo che configurarono quelli che oggi sono gli spazi del Cimitero Monumentale della Certosa tale spazio è divenuto una cappella mortuaria dedicata alla cappella della Madonna delle Assi. Al posto del dipinto l’ancona cinquecentesca oggi contiene l’omonima icona mariana trasportata qui nell’Ottocento.

Presente nell’inventario delle soppressioni del 1797 l’opera entra far parte delle collezioni della Pinacoteca Nazionale di Bologna ma, venendo successivamente considerata perduta, venne identificata alcuni decenni fa dal prezioso lavoro di Giampiero Cammarota. La cifra stilistica del dipinto, purtroppo danneggiato, in particolare nella sezione inferiore, non sembra porre dubbi sulla testimonianza dei biografi ripresa anche da Luigi Crespi che, ne “La certosa di Bologna descritta nelle sue pitture” pone l’accento sulla “soave maniera” di Francesco Albani, ravvisabile soprattutto nella fattura dell’angelo seduto sul sarcofago e in quella classica del Cristo splendente levato in gloria. La caratura del registro cromatico e l’impostazione generale, già verosimilmente realizzata, farebbero presupporre l’operato di Gessi interrotto per “l’avanzata età”. In seguito all’acquisizione da parte della Pinacoteca l’opera viene collocata nei depositi della stessa istituzione.

Analizzando l’opera è individuabile la presenza delle due diverse mani.
Appare probabile che l’impostazione dell’opera fosse già stata improntata nella sue linee generali da Francesco Gessi che realizzò la parte bassa del dipinto, intensificando il timbro cromatico come nelle altre opere licenziate per la Certosa.
Il dipinto venne quindi completato dall’Albani che, a differenza dell’impostazione del Gessi, conferì luminosità alla bianca figura dell’angelo posato sul sarcofago e alla figura di Cristo risorto.
Quest’ultima risulta sicuramente confrontabile con la stessa figura che si vede nella Resurrezione eseguita nel 1593 da Annibale Carracci per la cappella di casa Luchini a Bologna ed oggi conservato al Museo del Louvre.

Fonti: Masini A., Bologna Perlustrata, Bologna, 1666; Malvasia C.C., Vite dei pittori Bolognesi, Bologna 1678, ed. 1841; Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna, 1772, ed.1793; Scheda153-Pinacoteca Nazionale di Bologna. Catalogo Generale 3. Guido Reni e il Seicento, Bentini J., Cammarota G. et al. (a cura di), Venezia, Marsilio, 2008.

CREDITS

© 2021 Pinacoteca Nazionale di Bologna