SAN BRUNO IN ADORAZIONE DELLA MADONNA COL BAMBINO IN GLORIA

Cultural Heritage 360 APS

• Autore: Giovan Francesco Barbieri (detto Il Guercino) 1591-1666
• Datazione: 1647
• Caratteristiche: olio su tela, cm 388×235, inv.466
• Collocazione: Pinacoteca Nazionale di Bologna
• Provenienza: chiesa di San Girolamo della Certosa, cappella di San Bruno

Volendosi basare sulle testimonianze del Malvasia, riportate più tardi da Luigi Crespi, l’altare di San Bruno, fondatore dell’ordine certosino canonizzato nel 1623, avrebbe dovuto ospitare un dipinto dell’artista bolognese Guido Reni, deceduto prima di finire la composizione. Se le vicende successive ci impediscono di poter vedere tale opera possiamo invece ammirare, nella stessa città dove fu collocato, il San Bruno dei Guercino: l’opera che forse più di tutte aveva reso la certosa di Bologna meta di pellegrinaggio per gli “amatori” d’arte, soprattutto durante il Settecento.
È sicuramente anche sulla base delle guide redatte da questi ultimi che gli ufficiali napoleonici scelsero di portare il dipinto in Francia, assieme alla Comunione di San Girolamo, tralasciando senza pensarci altri innumerevoli capolavori. Fortunatamente il rientro avvenne nel 1815 ed oggi tutti i bolognesi possono “riappropriarsi” di questo dipinto, esposto alla Pinacoteca Nazionale.


Realizzato nel 1647 il San Bruno in adorazione della Madonna col bambino in gloria è uno dei capolavori della fase matura del Guercino, commissionato dal priore Daniele Granchio per rendere omaggio al fondatore dell’ordine certosino in seguito alla canonizzazione, finalmente arrivata nel 1623 a un secolo dalla beatificazione.

Basandosi sull’iconografia tradizionale San Bruno è inginocchiato, con l’usuale candida veste, le mani al petto in segno di penitenza e lo sguardo in contemplazione. L’apparizione della Vergine, protettrice dell’ordine, istaura un dialogo con il santo mentre un fratello è intento nella preghiera.
La chiara separazione tra il piano celeste e quello terreno, oltre a servire per rimarcare la distinzione di status, risulta una particolarità della fase matura del pittore, tendente ora a una maggiore armonia e chiarezza compositiva. La grande presenza di blu oltremare dona un senso di serenità che pervade la valle di Chartreuse, dove Bruno e il compagno avevano fondato il primo eremo, mentre mitra e pastorale in basso stanno a simboleggiare la rinuncia, da parte del futuro consigliere del papa, degli onori terreni offerti dalla Chiesa.


Nonostante la significativa mole di disegni che solitamente accompagna i lavori del Guercino il San Bruno della certosa ha solo uno studio associato: la piccola figura del santo conservata al Victoria and Albert Museum di Londra.

Fonti: Scheda 165-Pinacoteca Nazionale di Bologna. Catalogo Generale 3. Guido Reni e il Seicento, Bentini J., Cammarota G. et al. (a cura di), Venezia, Marsilio, 2008; Felsina Pittrice, vite de’Pittori Bolognesi del Conte Carlo Cesare Malvasia con aggiunte, correzioni e note inedite del medesimo Autore di Giampietro Zanotti e di altri scrittori viventi, Tomo primo, Tipografia Guidi all’Ancora, Bologna,1841; Crespi L., La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, corretta da Lucchesini G. e Calvi J.A., Bologna 1793.

CREDITS

© 2021 Pinacoteca Nazionale di Bologna

© Victoria and Albert Museum, London, 2021